UN SUONO, UNA VITA: LA MUSICOTERAPIA

Ogni essere umano ha la capacità di esprimersi attraverso un suono, un gesto corporeo, che si produce senza la mediazione di un oggetto esterno, ma direttamente con la concretezza del proprio corpo.

La voce.

La Musicoterapifoto strumentarioa, può essere definita come l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.

Essa mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra – e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico. (definizione della World Federation of Music Therapy).

Il “non verbale”, come afferma il Prof. Rolando Benenzon, è il paradigma della Musicoterapia:

“La spina dorsale della formazione in Musicoterapia è rappresentata dall’elaborazione, dallo sviluppo, dall’interpretazione e dal riconoscimento del contesto non verbale, che ha origine nella comunicazione intrauterina fra madre e feto. Durante la vita extrauterina comparirà la parola, ma questa acquisterà importanza solo per mezzo dei parametri che accompagnano il suo valore simbolico. La conoscenza di una lingua è possibile solo grazie all’intensità, al volume, al timbro, alla densità, all’altezza che possiede la parola parlata”

Subito, appena sbarcati nel mondo, spinti dal bisogno e forse dall’angoscia, annunciamo la nostra presenza con la voce: il pianto del bambino appena nato, l’urlo primario ed il movimento nelle sue forme differenti; possiamo quindi porre in relazione la voce e il movimento come aspetti primari dell’espressione umana.

La Musicoterapia, ed il processo terapeutico, permette di utilizzare gli elementi della relazione madre-bambino per “ricomporre”alcuni risvolti della comunicazione a volte inesistenti o mal strutturati.

 Il modello Benenzon

Il modello Benenzon prevede l’ instaurarsi della relazione tra terapista e paziente attraverso l’applicazione attiva della tecnica musicoterapica e l’uso del canale non verbale, sonoro-corporeo-musicale.

L’obiettivo è l’acquisizione da parte del paziente di nuove modalità di comunicazione che lo aiutino a migliorare la sua qualità di vita.

La comunicazione analogica (non verbale), è fatta di gesti, posizioni, espressioni facciali, inflessioni della voce, linguaggio sonoro, musicale, odore, colore, vibrazioni, temperatura, gusto…

Essa non può esistere con uno solo di questi elementi, ma si attua attraverso il sistema percettivo globale con la partecipazione di tutti i sensi.

Attraverso il sistema percettivo, l’essere umano può così riconoscere il mondo che lo circonda, il suo contorno, il suo ambiente e l’altro essere umano con il quale è portato naturalmente a mettersi in comunicazione.

Il contesto non verbale, inoltre, limita la messa in atto di meccanismi di difesa favorendo la possibilità, per il musicoterapista,di utilizzare suoni e stimoli atti a produrre uno stato di regressione nel paziente, necessario a volte per poter lavorare in modo più efficace.

“Prevenzione” e Musicoterapia

 L’ambito scolastico

 Parlando di “benessere”, dobbiamo rifarci al concetto di salute e di malattia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale Sanità (O.M.S.) la salute è uno “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e infermità.”

La parola “benessere” risulta quindi sempre essere in rilievo,e collegandosi a questo punto al contesto Musicoterapico si può far riferimento alla definizione di Schomer, in cui afferma semplicemente che la Musicoterapia è “l’applicazione della musica allo scopo di apportare una situazione di benessere in un individuo.”

Il termine “terapia” quindi viene inteso con una particolare accezione: l’estensione comprendente la riabilitazione e la prevenzione.

Nel campo della ricerca la Musicoterapia infatti indaga sul rapporto uomo/suono con scopi preventivi, riabilitativi e terapeutici.

La Musicoterapia, oltre a sviluppare un proprio autonomo spazio dedicato alla prevenzione primaria, interagisce con altri settori disciplinari interessati e coinvolti nella progettazione e applicazione di piani di prevenzione per il miglioramento della qualità della vita, centrati sulla comunicazione, sui linguaggi, sullo psicomotorio, sullo psicosomatico, sulla creatività, sull’arte.

Uno dei campi di applicazione in cui la Musicoterapia gioca un ruolo favorevole è quello educativo-scolastico.

Essa trova qui un ambiente recettivo, visto che utilizza l’elemento sonoro-corporeo-musicale, un linguaggio senza parole che sfrutta un sistema di comunicazione prevalentemente emotivo (non verbale e preverbale).

La musica favorisce la conoscenza di sé e degli altri e nello stabilire relazioni è uno strumento fortemente interattivo; essa può consentire un miglioramento della comunicazione e delle capacità espressive, ma anche aprire nuovi canali di comunicazione laddove ci sia difficoltà o disagio.

Infatti la musica riesce a stimolare il corpo e la mente, agendo sulla coordinazione motoria, sull’attenzione, sulla memoria, sulla capacità d’ascolto, sulle emozioni e sulla immaginazione, creatività e apprendimento sociale.

La Musicoterapia è utile per attivare comportamenti, è mezzo di socializzazione, di contatto, di espressione di sé.

E’ ascolto empatico dell’altro, cioè mettersi nei panni dell’altro, un ascolto che va al di là delle parole, perché si concentra anche sul corpo e ciò che esso esprime: senza l’ascolto la comunicazione non è possibile.

Anche in ambito educativo, come negli altri ambiti applicativi, la Musicoterapia realizza i propri obiettivi attraverso una metodologia centrata sulla relazione, basandosi su un principio olistico di considerazione del bambino, sulla osservazione diretta, sul muovere da ciò che il bambino ci propone: le tecniche della Musicoterapia non mirano all’istruzione esercitativa, ma alla libera espressione e comunicazione e all’apprendimento attraverso l’esperienza.

Le finalità musicoterapiche sono quelle di armonizzare gli aspetti della personalità, mettere in atto ciò che è in potenza, migliorare la qualità dell’elaborazione dell’esperienza in qualsiasi condizione il soggetto si trovi.

La Musicoterapia in questo ambito può quindi offrire un’occasione di crescita nel delicato processo di sviluppo della personalità.

Il bambino, il corpo e la voce

I bambini si esprimono spesso e volentieri con il corpo.

Il movimento è per loro un bisogno indispensabile.

L’espressione musicale vi è strettamente correlata: o attraverso la forma dell’espressione motoria o perché evoca reazioni corporee.

E’ per questo che anche nella Musicoterapia è importante prestare attenzione al linguaggio del corpo, considerando i suoi segnali con molto rispetto e cautela.

Uno scopo è sentire il proprio corpo e sentirsi “a casa” con esso.

La voce ricopre un ruolo fondamentale, perché è il mezzo sonoro del proprio corpo.

Fare esperimenti con essa, scoprirne le diverse nuances, dal bisbigliare, al cantare, al gridare, produce un rafforzamento dell’io e della propria identità.

Il canto, inoltre facilita la parola, per questo è molto utilizzato, soprattutto nell’ambiente del nido.

In gruppo o da soli, il canto può diventare un’attività liberatoria.

La voce, rappresenta per il bambino un importante mezzo per attivare la propria autonomia verso il mondo esterno e la propria espressività.

Essa è il primo strumento che ha disposizione, tutti i giorni, che nasce dal proprio corpo.

Per un bambino, scoprire i vari modi per comunicare, giocare con la voce è un modo per scoprire tante parti di sé stesso e di affermazione di sé nel gruppo.

Eleonora Morino

estratto da “Relazione e Musicoterapia

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