Essere o non Essere… TEATROTERAPIA in azione

street-artist-489789_1280Il teatro utilizzato come terapia è un percorso attivo di cura e crescita personale. Esso implica l’educazione alla sensorialità e alla percezione del proprio movimento corporeo e del suono vocale.

È una terapia a mediazione artistica basata sull’arte teatrale e applicata a contesti clinici e sociali anche in forma preventiva, educativa e curativa.

L’obiettivo è quello di rendere armonico il rapporto tra corpo, voce, mente nella relazione con l’altro, con sé stesso e la propria creatività. Si avvale di tecniche base che consistono nel lavorare sul corpo, sulla voce, sul gioco e di tecniche espressive che implicano l’allenamento alla spontaneità, all’improvvisazione, all’armonia e alla messa in scena.

Gli effetti degli incontri di gruppo continuano a produrre risultati sul singolo, in quanto gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni. Durante questi incontri non si formulano né diagnosi né interpretazioni psicologiche, ma vengono rafforzate nuove visioni di sé, potenziando le capacità dell’Io di affermarsi.

Questo tipo di tecnica si basa principalmente sull’esperienza del teatro del Novecento e sul lavoro dell’attore su se stesso e utilizza le metodologie di Konstantin Stanislavskij, Jerzy Grotowski e Eugenio Barba.

Secondo Grotowski, formare un attore non significa insegnargli qualcosa, ma eliminare le resistenze, le reticenze e le buone maniere che non permettono l’atto totale. Se la relazione educativa è costitutivamente qualcosa che si scontra con una resistenza psicofisica, il lavoro sul corpo libera energia pulsionale stagnante rimettendo in gioco il rapporto tra anima e corpo.

Processo psicoterapeutico ed educativo sono letti come vie per l’eliminazione progressiva, ma pur sempre parziale, delle resistenze. Se è vero questo, non basta lasciarsi andare, essere spontanei, ma è necessaria una tecnica, una disciplina che ha un suo metodo e un suo setting. Ciò nonostante un buon educatore, come un buon terapeuta, adotta un atteggiamento plurivalente, dove si rende disponibile ad accettare i comportamenti dei fruitori.

Su questa posizione, sanamente ambivalente, agiscono le tecniche teatrali in funzione educativa, discostandosi in parte dall’idea che le rimozioni vanno necessariamente eliminate più in fretta possibile per far fronte ai blocchi emotivi. Infatti, il modello della complessità dell’essere umano e del suo mondo relazionale interno come esterno, ci inducono a credere che l’altro va accettato così com’è, senza pretendere di cambiarlo.

estratto da

“Le cinque ferite e come guarirle. Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione, tradimento.”

“Il Gioco Serio del Teatro”

“Pratiche di Consapevolezza, Antologia essenziale per vivere il momento presente con gioia e felicità”

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